Opposizione (filosofia)
In filosofia, il termine opposizione indica la condizione in cui qualcosa si pone in netto contrasto con un'altra, un concetto già esplorato dai presocratici. Anassimandro vedeva il mondo come una scissione dall'unità originaria in contrari che si combattono, commettendo un'ingiustizia che solo il tempo, come un giudice, può riparare riportando il finito all'infinito. Eraclito supera le spiegazioni mitologiche, sostenendo che la realtà vive di una continua lotta (polemos) tra gli opposti, una dottrina che Aristotele giudicava "antidialettica" ma che Hegel considerò l'inizio della sua dialettica. Fu proprio Aristotele a sistematizzare il concetto nelle Categorie e nella Metafisica, identificando quattro forme di opposizione in base al grado di negazione. La più forte è la contraddittorietà (A e non-A si escludono a vicenda), mentre la più debole è la correlatività; tra queste troviamo la privazione (es. vista/cecità, dove c'è un sostrato comune) e la contrarietà (es. bianco/nero). Quest'ultima è particolare perché ammette gradi intermedi (es. il grigio), ed è proprio grazie a essa che Aristotele spiega il movimento di alterazione, dove una realtà rimane identica passando da un polo all'altro, come il colore che diventa più scuro.
Source: Opposizione (filosofia) — Wikipedia · Summary by RollWiki AI · Language: Italian