Amalasunta

Amalasunta (Ravenna, circa 495 – Isola Martana, 30 aprile 535) fu l'unica figlia del re ostrogoto Teodorico e di Audofleda, sorella del re franco Clodoveo I. Rimasta vedova nel 522, alla morte del padre (526) divenne reggente del regno ostrogoto in nome del figlio Atalarico, ancora bambino. Educata secondo la cultura romana e conoscitrice di latino e greco, perseguì una politica di equilibrio tra Goti, Romani e Bizantini, restituendo i beni confiscati ai figli di Boezio e Simmaco; la sua decisione di dare al figlio un'istruzione romana irritò però la nobiltà gota, che le sottrasse la cura dell'educazione del principe. Per difendere il potere, Amalasunta bandì e fece uccidere tre capi sospettati di cospirazione e intavolò trattative segrete con Giustiniano I, progettando persino la fuga a Costantinopoli con un tesoro di oltre 2,8 milioni di solidi d'oro, e secondo il cronista Procopio un piano per spodestare l'imperatrice Teodora. Alla morte di Atalarico, il 2 ottobre 534, divenne regina a tutti gli effetti e associò al trono il cugino Teodato, duca di Tuscia; questi però la tradì, facendola esiliare e poi uccidere sull'Isola Martana il 30 aprile 535. La sua tragica fine segnò il fallimento del tentativo di riconciliare il mondo gotico con quello romano-bizantino, aprendo la strada alla successiva guerra gotica.