Irangate

Lo scandalo Irangate (o Iran-Contra affair), scoppiato tra il 1985 e il 1986, coinvolse l'amministrazione del presidente statunitense Ronald Reagan in un traffico illegale di armi verso l'Iran, nonostante l'embargo vigente. L'operazione aveva un duplice scopo: facilitare il rilascio di sette ostaggi statunitensi detenuti in Libano da Hezbollah e utilizzare i proventi della vendita per finanziare segretamente i Contras nella guerra civile in Nicaragua contro i sandinisti. Nel contesto della guerra Iran-Iraq, Teheran necessitava urgentemente di pezzi di ricambio e missili di fabbricazione USA (come i TOW e gli HAWK), e il traffico fu orchestrato dal tenente colonnello Oliver North con l'approvazione del consigliere per la sicurezza nazionale John Poindexter. Lo scandalo minò duramente la credibilità di Reagan, tanto che nel 1986 gli Stati Uniti furono condannati dalla Corte internazionale di giustizia per "uso illegale della forza" contro il Nicaragua. Reagan riuscì a recuperare il suo prestigio firmando l'accordo INF con Michail Gorbačëv, mentre Poindexter venne condannato a sei mesi di reclusione per il suo ruolo nell'affare.