Guerra d'Etiopia

La guerra d'Etiopia (1935-1936) fu il più grande conflitto coloniale della storia, combattuto tra il Regno d'Italia fascista e l'Impero d'Etiopia. Le forze italiane, guidate inizialmente da Emilio De Bono e poi da Pietro Badoglio sul fronte nord, e da Rodolfo Graziani a sud-est, invasero il paese a partire dal 3 ottobre 1935, sconfiggendo un esercito tribale privo di armi moderne e conquistando Addis Abeba il 5 maggio 1936. Benito Mussolini volle questa campagna per prestigio internazionale e per creare una colonia di popolamento, autorizzando anche l'uso di armi chimiche e una rigida separazione razziale (apartheid). L'aggressione provocò la condanna della Società delle Nazioni, che impose sanzioni economiche poi ritirate nel luglio 1936 senza effetti pratici. Nonostante la vittoria militare, la resistenza etiope (gli arbegnuoc) proseguì con la guerriglia fino alla liberazione del paese nel 1941, grazie all'aiuto delle truppe britanniche durante la Seconda guerra mondiale. Per l'Italia, la campagna rappresentò una rivincita dopo la disastrosa sconfitta di Adua del 1896, ma fu un successo ottenuto contro un avversario con un enorme divario tecnologico.