Strage di Bologna

La strage di Bologna fu un gravissimo attentato terroristico di matrice neofascista avvenuto sabato 2 agosto 1980 alla stazione Centrale di Bologna, dove un ordigno esplose nella sala d'aspetto di seconda classe, causando 85 morti e oltre 200 feriti, rendendolo l'attentato più grave nella storia della Repubblica Italiana. L'esplosione, avvenuta alle 10:25, distrusse l'ala ovest della stazione e colpì il treno Ancona-Basilea, inserendosi nella cosiddetta "strategia della tensione" insieme ad altre stragi come quella di piazza Fontana. Dopo un lungo iter giudiziario, la sentenza definitiva del 1995 condannò i terroristi dei Nuclei armati rivoluzionari Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, a cui si aggiunsero le condanne di Luigi Ciavardini (2007) e Gilberto Cavallini (2023). Negli anni 2020, nuove inchieste hanno accertato il coinvolgimento diretto del neofascista Paolo Bellini e il finanziamento da parte dei capi della loggia P2 Licio Gelli e Umberto Ortolani, oltre al coordinamento di apparati dello Stato "deviati". I soccorsi furono immediati e coinvolsero cittadini e mezzi pubblici, come il celebre autobus della linea 37, mentre l'orologio della stazione fermo alle 10:25 divenne il simbolo della strage. Questa tragedia rappresenta ancora oggi una ferita profonda per l'Italia, simbolo delle trame eversive che hanno segnato il periodo più buio della sua storia repubblicana.